Le ragazze invisibili di Kathleen Glasgow | You’d Be Home Now

17 gennaio 2024

You’d be home now, Kathleen Glasgow

Dopo Girl in Pieces, con You’d Be Home Now Kathleen Glasgow torna a parlare di dipendenza, abuso, adolescenza, dolore, redenzione, amicizia e amore che, come viene scritto nel libro, alla fine è l’unica cosa che resta. Un altro libro che è in grado di spezzarti il cuore e ricucirtelo con la più confortante delicatezza. 

Ho sempre amato i libri difficili, non nel senso di complessi nel linguaggio, ma con delle trame non banali e personaggi profondi, storie che potrebbero essere reali o, almeno, non completamente inventate. Ho sempre amato i libri che parlano di ragazze problematiche, quelle che è difficile amare, quelle che sbagliano, quelle che cadono a pezzi, ragazze vuote alla ricerca di quel qualcosa che le faccia tornare intere, ragazze che vengono perdonate, amate, viste, toccate. 

Ero alla ricerca di redenzione ben prima di aver peccato. Forse cercavo il perdono prima di commettere il crimine, l’assoluzione prima di precipitare all’inferno. Perché se questi libri finiscono bene, allora c’è una possibilità che anche la mia storia possa avere un finale da favola.

E leggendo i libri di Kathleen Glasgow si ha proprio l’impressione di essere avvolti in un caldo abbraccio, quelli che sanno di perdono e seconde possibilità.

La protagonista di You’d be home now si chiama Emory, una ragazza di sedici anni che vive all’ombra di una famiglia ricca e conosciuta all’interno della comunità di una cittadina di provincia: una madre fredda, un padre assente, un fratello vittima di una dipendenza e una sorella fin troppo perfetta. Emory cerca di passare inosservata per non creare problemi, cerca di emulare la sorella bellissima e carismatica, di prendersi cura del fratello a cui è legata in maniera viscerale, di non far arrabbiare i genitori già fin troppo preoccupati e apprensivi.

Questo fragile equilibrio viene irrimediabilmente rotto da un tragico incidente che porterà Emory, Joe, la famiglia, gli amici, l’intera comunità a fare i conti con tutti quei demoni che si celano dietro anche la più perfetta delle apparenze.

La particolarità di questo libro è che la storia viene raccontata non dal punto di vista di Joe, del ragazzo problematico, il drogato, il perdente, il ragazzo da curare, da “riparare”, ma di Emory, della sorella “invisibile”, quella che si prende cura, che si sacrifica, che raccoglie i pezzi, che non crea problemi, fino a quando i pezzi da raccogliere non sono proprio i suoi.

You’d be home now è un libro che parla di dipendenza in maniera diversa dal solito, senza dare false speranze e senza portare avanti vecchie retoriche e inutili miti. È un romanzo che parla dritto al cuore del lettore, con un linguaggio spoglio e poetico, vero in tutta la sua semplicità. È un libro che tratta temi complessi con una delicatezza disarmante, forse perché sono temi che l’autrice, Kathleen Glasgow, conosce bene in prima persona.

Quello che forse ho amato di più di questo libro è il fatto che non sia intriso di buoni sentimenti, ma di speranza, di perdono e, soprattutto, di amore, che, alla fine, è l’unica cosa che resta e che forse, alla fine, è anche l’unica cosa in grado di salvarci da noi stessi.


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Elisabetta Marini

SMM and Content Creator, part-time mermaid, hopeless writer
Lover of whales, anatomical hearts and Sylvia Plath
Based in Italy

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